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Io scelgo Ignazio Marino


Thursday, October 1st, 2009

di Francesco Polverini

E’ sabato sera. In una casa come tante si sta per sedere a tavola. E’ bello perché c’è aria di festa: ci sono ospiti a cena, ci sono le compagne di scuola della bambina ed i loro genitori. L’aperitivo è sul tavolinetto del salotto, con le noccioline ed i salatini in un vassoio e le patatine ancora nel sacchetto. Le bambine vanno e vengono dalla cameretta per rubacchiare qualche patatina sotto lo sguardo complice dei genitori: nessuno le sgrida perché c’è allegria. C’e davvero una bella atmosfera. Inaspettata.

Il padrone di casa prende il telecomando e fa per riporlo lontano dalla tentazione di qualcuno degli ospiti, ma non è troppo veloce e lo inchiodano:

- Dai accendi che c’è il tg - fa uno di loro.

- Si dai, sentiamo che cos’è successo oggi nel mondo – gli fa eco un altro mentre appoggia il bicchiere per prendere due salatini.

Il padrone di casa prova a balbettare che sarebbe meglio un sottofondo di musica, Dire Straits o Bob Dylan, o i REM, oppure Zucchero o Paolo Conte, ma gli altri gli si fanno intorno insistenti:

- Dai sentiamo qualche notizia: noi non abbiamo mica sempre internet come te, se non sentiamo il tg chi ci dice come va il mondo intorno…

Per non essere un cattivo ospite cede alle richieste ed accende la tv proprio mentre termina la sigla del TG1 e la voce bionda della Maria Luisa Busi inizia a parlare dietro i titoli di testa.

- Il primo titolo è per un attentato a Kabul: feriti tre soldati delle forze ONU, morti alcuni civili afgani.

- Il secondo titolo è per l’influenza A H1N1: sospese le lezioni in una scuola elementare di Milano per cinque casi di contagio tra i bambini.

- Il terzo titolo è per un tragico incidente di montagna dove hanno perso la vita due alpinisti.

- Il quarto titolo parla dell’inchiesta sulla sanità pugliese: interrogato un esponente del PD.

- Il quinto titolo è sulla manifestazione di Roma in difesa della libertà di stampa: un milione e ottocentomila persone secondo gli organizzatori, duecentomila secondo le autorità…

Il sesto titolo nessuno lo sente. Alcuni degli ospiti iniziano a parlare della manifestazione, di come loro non capissero le accuse contro la libertà di stampa, di come ritenessero inutili e “antidemocratiche” tutte quelle manifestazioni contro il Governo, tutti quegli articoli, tutte quelle domande, tutte quelle polemiche:

- In fondo la maggioranza degli italiani questo Governo lo ha votato – dice qualcuno.

- E poi hai sentito a Bari, anche gli altri rubano – dice un altro.

- E’ tutto un magna-magna - fa eco una ragazza ridendo.

E poi ridono ancora rituffandosi nei salatini.

A quel punto tutto sfuma nella mente del padrone di casa: si accascia in una poltrona e si porta le mani alla testa. Gli altri ammutoliscono e lo guardano un po’ preoccupati.

- Che cos’hai? Ti senti male?- gli fa la ragazza del magna-magna

- No, non ho nulla. Sono solo affranto – risponde dopo qualche istante.

- Affranto? Perché? – gli dicono facendosi d’intorno. Chi sorride, chi è preoccupato, chi ha l’aria interrogativa. Qualcuno ha abbassato il volume della tv, e dalla cucina altri si affacciano per vedere.

- Non saprei come altro definirmi perché io c’ero. Io oggi sono andato a Roma a manifestare per la libertà di stampa, per la libertà di opinione, per la libertà di pensiero, per la libertà…. E con me c’erano almeno due milioni di persone. Lo so, lo sappiamo perché ci sono i dati delle prenotazioni di treni, aerei, autobus, e poi quelli che sono andati da soli, e tutti i romani, e gli studenti della capitale, ed i turisti, e gli stranieri, e tutti quelli che erano li e camminavano con me, ed abbiamo parlato e ci siamo scambiati idee e pensieri. Ma per chi è rimasto a casa e vede solo la tv hanno detto che eravamo appena in duecentomila. Ci hanno decimati: dieci a uno, umiliati, ridicolizzati, derisi. Per chi vede la tv c’è solo quello che dicono loro, il resto non esiste, il resto è come vogliono che sia -

Adesso nella casa si è fatto silenzio. Anche dalla cameretta delle bambine non arriva alcun rumore.

Il padrone di casa riprende:

- Io ci sono andato anche per voi e per tutti quelli che non hanno ancora capito che cosa sta succedendo nel nostro Paese… Io ci sono andato per evitare questo scempio di verità, ma è stato tutto inutile: tutti credono a quello che dice il Grande Fratello senza mai chiedersi se è vero. Forse essere affranto é poco, forse è più giusto dire che sono disperato.

Per qualche istante ancora tutti lo guardano in silenzio, poi:

- Ma davvero c’eri? Davvero sei andato alla manifestazione? Noi non lo sapevamo, cioè noi non pensavamo che tu ci fossi andato – chiede una ragazza

- E sei già tornato? – fa un’altra

- E davvero c’erano due milioni di persone? Come si fa a contarle? – dice un altro

- Due milioni di persone sono tante, vuol dire che c’è tanta gente che è contraria a chi governa?– ancora una domanda

- E davvero c’erano anche stranieri?- e un’altra domanda

- Ma dai raccontaci di chi c’era? – e un’altra domanda ancora

-E che cosa ti dicevano?– e un’altra domanda ancora

Allora il padrone di casa cominciò a raccontare. Raccontò della manifestazione e dei motivi che l’avevano spinto ad andare. Raccontò delle parole che aveva ascoltato da chi come lui camminava, sconosciuto in mezzo ad altri sconosciuti, insieme a tanti solo per esserci e per testimoniare di volerci essere per la libertà. E parlò dei tanti pensieri di chi, affrontando tutti i giorni la vita con difficoltà, non trovava le risposte alle sue tante domande. E parlò durante la cena dei tanti problemi di altri, che solo quel giorno aveva conosciuto e che prima ignorava. E parlò dopo la cena delle soluzioni che forse potevano essere realizzate se solo in di più avessero saputo e compreso, e disse che solo condividendo i problemi si può trovarne la soluzione migliore. E parlò ancora: gli altri facevano domande, chiedevano chiarimenti, volevano conoscere altre esperienze e lui rispondeva con tutto quello che quel giorno aveva ascoltato e compreso.

Poi tacque ed ascoltò gli ospiti parlare loro di tutti gli argomenti, di tutti i problemi e delle loro soluzioni: di quelle angolazioni di vita fino ad allora sconosciute che attraverso i suoi racconti erano entrati nella vita di ognuno di loro. E li sentì parlare di:

- precari licenziati dalle grandi aziende per fare da ammortizzatore sociale agli occupati

- piccole imprese che ad ottobre non avevano riaperto

- viaggi della speranza di bambini del sud verso ospedali del nord per una operazione

- paura di vivere in una periferia controllata da un clan mafioso

- rabbia di un emigrato di 25 anni: stagista in Italia, dirigente in una fabbrica in Germania

- rassegnazione di un ricercatore superato ancora una volta al concorso dalla nipote del professore

- amara rassegnazione di un migrante nordafricano che riesce a lavorare solo in nero

- tristezza di una donna ucraina: badante di un vecchio astioso mentre la madre muore di cancro a Kiev

e di tante altre storie della vita…

E fu felice fin quasi alle lacrime quando, prima di uscire, gli ospiti lo ringraziarono della serata:

- E stato bello perché abbiamo parlato della vita vera, è importante a volte uscire dal reality della tv e delle chiacchiere oziose, grazie…

- Sabato ci vediamo di nuovo…, c’è la partita, ma dopo parliamo ancora di politica…

- Dai si, ci vediamo ancora….

- Hei svegliati, siamo arrivati! - gli disse un voce lontana mentre una mano gli toccava piano la spalla.

Si senti riportare alla realtà da un dolore sordo alla tempia sinistra e si rese conto che aveva sognato.

Ritrovò il contatto con i sui pensieri osservando le luci della città fuori dal finestrino: erano a Firenze e stavano tornando in treno da Roma dopo aver partecipato alla manifestazione per la libertà di stampa.

Prese il cellulare dalla tasca e fece il numero di casa.

- Pronto - rispose sua moglie

- Ciao. Sono a Firenze, tra poco sarò a casa.

- Bene, ero un po’ preoccupata…

- Stai tranquilla sto bene, ho dormito in treno ed ho pure fatto un sogno. Mica hai sentito il tg?

- Si. Vuoi sapere le presenze?

- Si, dimmi.

- Un milione e ottocentomila persone secondo gli organizzatori, duecentomila secondo le autorità…

Sorrise.

- Ho capito. Ci vediamo a casa, che ti racconto il sogno.

Ripose il telefono ed osservò il nastro di raso rosso legato attorno al braccio sinistro come segno della protesta per la libertà di stampa e pensò che c’era ancora molta, molta strada da fare per quel nastro di raso rosso.

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