Wednesday, October 7th, 2009
Oggi ho fatto due chiacchere con Francesco Costa: punta di diamante del nuovo giornalismo italiano – collabora con Internazionale, l’Unità e il giornale online Giornalettismo -, direttore della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto nel 2008 e collaboratore di spicco in quella di Walter Veltroni alla segreteria del Pd subito dopo la sua fondazione. Oggi è soprattutto sostenitore di Ignazio Marino e impegnato nella campagna elettorale del Senatore a Roma.
Abbiamo discusso delle motivazioni che lo hanno portato a sostenere Marino, abbiamo parlato dei tratti salienti della mozione Marino e dei punti deboli delle mozioni degli altri due candidati, gli ho chiesto cosa potrebbe fare la nostra Maria Cristina Carloni che Debora Serracchiani e Vincenzo Martines non potrebbero. Infine gli ho chiesto dei suoi progetti attuali e futuri “imbrogliando” sui Mille. Insomma una bella chiaccherata a 360 gradi che ci fa scoprire uno degli artefici di questa ventata di freschezza che sta attraversando il Partito Democratico con la candidatura di Ignazio Marino alle Primarie.
Buona lettura!
- Ciao Francesco, tu ti sei espresso per il Senatore Ignazio Marino immediatamente dopo la sua candidatura: vorresti spiegarci perché hai scelto lui e non uno tra Franceschini e Bersani che indubbiamente sono più noti e conosciuti?
Perché la candidatura di Ignazio Marino rappresenta per il Pd la speranza stessa di avere un futuro. Per un verso o per un altro, le vittorie di Franceschini o Bersani finirebbero per condannare a morte il progetto del Pd come punto di svolta nella politica italiana, che poi era la ragione per cui era stato fondato.
- Secondo te cosa ha Marino che gli altri due candidati non hanno, e probabilmente non avranno mai?
Per prima cosa, Marino non ha un’immagine e una credibilità compromessa dalle sconfitte e dagli innumerevoli errori del passato, cosa che invece accomuna Bersani e Franceschini agli occhi degli elettori e degli stessi iscritti. Inoltre, la mozione Marino è considerata quasi unanimamente la più moderna e completa delle tre. Lo stesso D’Alema l’ha definita “la più avanzata”, dicendo però che non bisogna osare troppo. Io credo invece che al Pd serva una svolta radicale, serva osare di più, per recuperare consensi e credibilità. Non riconquisteremo mai i delusi con una proposta vaga e annacquata, bensì con un rinnovamento radicale.
- Hai naturalmente letto le tre mozioni nazionali: quali sono i punti di forza della mozione Marino secondo te?
La parte sul lavoro, con la proposta sul contratto unico, è la più efficace e avanzata e ha permesso a Marino di raccogliere un endorsement prestigioso e importante come quello di Pietro Ichino. Quella sull’ambiente è di gran lunga la più chiara, esaustiva e moderna delle tre, con il suo no al nucleare e il sì all’eolico d’alta quota, solare a concentrazione, produzione di energia dagli scarti dell’agricoltura (biomasse), energia geotermica di terza generazione. La parte sui diritti e la laicità, poi, è chiara e comprensibile, mentre Franceschini e Bersani – data l’eterogeneità delle loro formazioni – si mantengono molto vaghi e ambigui. Di fatto, se voti Marino sai che Pd avrai. Se voti Franceschini o Bersani no.
- Altri punti deboli delle mozioni di Franceschini e Bersani?
In diverse parti cruciali sono più vaghe o meno adeguate e efficaci della mozione Marino. Ma sono naturalmente condivisibili nel loro impianto generale, altrimenti non staremo nello stesso partito. Il problema principale di Franceschini e Bersani non è la loro mozione, bensì la loro scarsa credibilità come leader e dirigenti di questo partito. Abbiamo bisogno di qualcuno che possa convincere gli italiani a fidarsi di nuovo del Pd, e nessuno dei due purtroppo mi sembra adatto a questo compito.
- Francesco tu hai lavorato per la campagna elettorale di Walter Veltroni a segretario del Partito Democratico, e hai diretto quella di Ivan Scalfarotto alla Camera nel 2008. Che esperienze sono state per te, e soprattutto in che modo hanno arricchito il tuo bagaglio politico e personale?
Sono state entrambe due ottime palestre, sebbene diverse tra loro. Il mio impatto sulla campagna Veltroni fu marginale, per non dire nullo: mi dedicai in particolare alla lista in cui stavano allora le persone dei Mille. Il lavoro con Scalfarotto, invece, era a tutto campo. Dato che Scalfarotto era, come tutti, in lista bloccata, abbiamo lavorato senza l’assillo del dover recuperare voti individualmente ma facendo una campagna solo e soltanto per convincere la gente a far votare il partito. Ho imparato molte cose ma soprattutto mi sono divertito.
- Cosa credi possa fare per il FVG la candidata Maria Cristina Carloni a differenza della più nota Debora Serracchiani e del vice sindaco e assessore di Udine Vincenzo Martines?
Sia Serracchiani che Martines sono candidati più che degni e farebbero un ottimo lavoro, ma mi sembra che sia un valore non da poco il fatto che la Carloni sia stata consigliere regionale, e sia quindi “costretta” a svolgere in Friuli la sua attività politica. Debora Serracchiani si divide già ora tra il Friuli e Bruxelles, mentre Martines ha l’incarico importante e oneroso di vicesindaco con delega al bilancio e alle attività produttive. Io credo che se vogliamo che questo partito cresca non possiamo pensare di lavorarci nei ritagli di tempo.
- Francesco tu sei un giornalista molto conosciuto, collabori con Internazionale, con L’Unità e il giornale online Giornalettismo. Dimentico qualcosa?
Beh, che non sono così conosciuto! E dimentichi dei Mille, ahi ahi ahi.
- Ecco, parlando del gruppo de iMille, ci potresti spiegare meglio di che si tratta e per quale scopo è stato fondato?
I Mille, come recita il loro sito, sono “quelli che sul Partito Democratico hanno due opinioni in conflitto. La prima è che possa diventare un rivoluzionario meccanismo di cambiamento e rinnovamento della politica e della società italiane, avvilite da anni di pigrizie, egoismi e scarsa lungimiranza. La seconda è che rischi già di diventare invece ciò da cui si dovrebbe emancipare: la riproduzione di un sistema di autoconservazione di un establishment che ha avuto dei meriti e delle intelligenze, ma che ha smesso di trarne frutto da un pezzo”. I Mille sono quelli che, nonostante tutto, non si sono ancora rassegnati a far prevalere la seconda opinione. Il gruppo è nato nel 2007 e forse la sua definizione più corretta è “rete”: mettiamo insieme talenti e competenze, curiamo un buon blog, organizziamo convegni e incontri in giro per l’Italia, diffondiamo buone idee per il paese e per un Pd che vorremmo democratico, moderno, laico e di sinistra.
Bene, direi che l’intervista potrebbe anche finire qui, Francesco io ti saluto e ti ringrazio per il tempo che mi hai concesso e ti auguro un buon lavoro e una buona campagna elettorale pro-Marino a Roma. Ciao.
Grazie a te, ciao!



